Info e news generiche sul DAB/DAB+/DMB

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sc96
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Fonte: https://www.newslinet.com/radio-eduardo ... mpromessi/

Radio. Eduardo Montefusco (RDS): se Italia svendesse FM avremmo ottimo accordo adriatico, ma senza più Radio. DAB subito senza compromessi

Eduardo Montefusco (RDS): se l’Italia svendesse frequenze FM – in uso da quasi cinquanta anni – ai paesi ex Jugoslavia, allora avremmo immediatamente un ottimo accordo, ma non avremmo più la Radio. Non c’è altro tempo.
Se esistessero pressioni sull’Autorità per ritardare ulteriormente l’emanazione del Piano, sarebbe molto grave. Il coordinamento delle frequenze FM non era e non può essere oggetto di negoziato a quel tavolo. Chi vuole unire indissolubilmente questi due importanti aspetti compie un grave errore. Il Piano Ginevra 84 per le frequenze FM non è mai stato ratificato, era sbagliato e inapplicabile. Lo ha detto a suo tempo il governo e lo abbiamo ripetuto per decenni.
Qualsiasi piano FM sconvolgerebbe il mercato radiofonico, che com’è noto, non vive una stagione d’oro. Salterebbero centinaia di aziende. Se è questo ciò che si vuole lo si dica senza infingimenti. Anche noi lamentiamo interferenze e l’utilizzo improprio di potenze e impianti inutili.
Posso capire che a qualcuno non è piaciuta la versione finale del TUSMAR ed avrebbe preferito la prima versione che poteva spazzar via la radio italiana senza rendere conto a nessuno.



Il punto di vista di Eduardo Montefusco (RDS)

Dopo quello di Paolo Salvaderi (Radiomediaset), ospitiamo un altro intervento di spessore sulle vicende che in questi giorni (come 12 mesi fa) hanno elevato le tensioni nella radiofonia.
NL ha infatto raccolto un’intervista con il presidente della rete nazionale RDS Eduardo Montefusco sull’argomento incandescente delle misure limitative verso le emissioni FM sull’area adriatica che potrebbero essere assunte dal Ministero dello sviluppo economico in coincidenza con la pubblicazione del Piano DAB da parte di Agcom.


Il tempo delle attese è finito. La Radio merita di entrare nel digitale terrestre

(NL) – Si parla in queste ore di resistenze verso l’atteso Piano DAB…

(Eduardo Montefusco) – Il tempo delle attese, delle riflessioni è finito. La Radio merita finalmente di entrare a pieno titolo nel digitale. Ovviamente quello terrestre. Abbiamo dovuto attendere per oltre venti anni che si liberasse la banda VHF, usata senza limiti dai servizi televisivi ed in particolare dalla Rai, per poter disporre del piano nazionale delle frequenze per il servizio DAB. Attendiamo fiduciosi la delibera dell’Agcom. Nella consultazione abbiamo avuto modo di verificare, approfondire i contenuti del piano che ha ricevuto la nostra approvazione.



Se l’Italia svendesse le frequenze FM in uso da quasi cinquanta anni ai paesi ex Jugoslavia, allora avremmo immediatamente un ottimo accordo, ma non avremmo più la Radio

Si può fare sempre meglio, ma in questo momento e nella circostanza in cui ci troviamo la proposta presentata è la migliore possibile. Del resto il famoso tavolo adriatico è in stallo da oltre un anno e non vediamo alcun segnale positivo all’orizzonte. Se l’Italia svendesse le frequenze FM in uso da quasi cinquanta anni ai paesi ex Jugoslavia, allora avremmo immediatamente un ottimo accordo, ma non avremmo più la Radio. Quindi ripeto non c’è altro tempo. Se, come avete pubblicato, esistessero pressioni sull’Autorità per ritardare ulteriormente l’emanazione del Piano, sarebbe molto grave. Agcom è totalmente indipendente, non posso credere che accetterebbe mai interferenze.


Plauso ad Agcom

(NL) – Sembra che Agcom abbia tirato fuori il coniglio dal cappello: un Piano DAB che potrebbe soddisfare tutti. Anche sull’adriatico, dove l’assenza di un accordo sembrava bloccare tutto.

(Eduardo Montefusco) – Abbiamo totale fiducia nell’azione di Agcom. In questo frangente ha dimostrato grande sensibilità verso il settore radiofonico, ha operato con totale trasparenza e con elevatissima professionalità tecnica, superando ostacoli che per altri sembravano insormontabili.



Piano temporaneo ma soddisfacente

Il Piano è stato definito “temporaneo” per evidenti motivi in relazione ai futuri eventuali accordi con i paesi adriatici. In ogni caso, per quanto abbiamo appreso, è un piano che può soddisfare tutte le esigenze e dare piena stabilità al settore sviluppando definitivamente il DAB. Dobbiamo ringraziare l’Autorità per aver avuto la forza e l’indipendenza necessaria per assolvere a questo obbligo.


Pretese estere inaccettabili

(NL) – Ciò significa che non siamo più sotto scacco dei paesi esteri che pretendevano il sacrificio della nostra FM?

(Eduardo Montefusco) – Certamente. Del resto dopo oltre tre anni di trattative per le frequenze VHF non c’erano più le condizioni. Le pretese di alcuni paesi erano e sono inaccettabili per l’Italia. Se qualcuno pensa diversamente significa che non ha compreso il valore e il servizio – ricordiamo servizio pubblico – che svolge la Radio pubblica e privata del nostro paese.



Il coordinamento delle frequenze FM non era e non può essere oggetto di negoziato a quel tavolo

Chi vuole unire indissolubilmente questi due importanti aspetti compie un grave errore. Direi non comprende la nostra storia e la nostra realtà. Il Piano Ginevra 84 per le frequenze FM non è mai stato ratificato, era sbagliato e inapplicabile. Lo ha detto a suo tempo il governo, lo abbiamo ripetuto per decenni. Con piena acquiescenza di tutti i governi e istituzioni che hanno operato nelle comunicazioni in questi lunghi quaranta anni.


Chirurgia FM o ricostruzione integrale?

(NL) – Nel TUSMAR ci sono però chiari riferimenti alle problematiche interferenziali FM. Come sarà gestita la questione? Interventi mirati o Piano FM?

(Eduardo Montefusco) – Non c’è al momento una risposta. Il nuovo TUSMAR a fatica ha trovato nel testo finale un compromesso con un specifica gradualità di iniziative. Un percorso lungo e difficile legato all’evoluzione del mercato della radio DAB. Non si possono stravolgere i tempi e le regole.


Qualsiasi piano FM sconvolgerebbe il mercato radiofonico che com’è noto non vive una stagione d’oro. Salterebbero centinaia di aziende. Se è questo ciò che si vuole lo si dica senza infingimenti

Posso solo ricordare che qualsiasi piano FM sconvolgerebbe il mercato radiofonico che com’è noto non vive una stagione d’oro. Salterebbero centinaia di aziende. Se è questo ciò che si vuole lo si dica senza infingimenti.


Anche noi lamentiamo interferenze e l’utilizzo improprio di potenze e impianti inutili

(NL) – Dall’altra parte dell’Adriatico ci accusano di avere troppi impianti FM…

(Eduardo Montefusco) – Per formulare accuse servono prove e non solo enunciazioni. Anche noi lamentiamo interferenze e l’utilizzo improprio di potenze e impianti inutili. Lo ripeto: il Piano Ginevra 84 non è applicabile, oltretutto è frutto di un’altra epoca politica e geografica.



Posso capire che a qualcuno non è piaciuta la versione finale del TUSMAR ed avrebbe preferito la prima versione che poteva spazzar via la radio italiana senza rendere conto a nessuno

(NL) – Quindi che si fa? Si lascia tutto così com’è?

(Eduardo Montefusco) – L’articolo 50 del TUSMAR è chiaro. Posso capire che a qualcuno non è piaciuta la versione finale ed avrebbe preferito la prima versione che poteva spazzar via la radio italiana senza rendere conto a nessuno. Adesso è in vigore il testo approvato e quello va osservato da parte di tutti, anche nostra ovviamente. Non ci sono scorciatoie. La sequenza degli adempimenti è chiara e va rispettata a partire dall’immediata approvazione del piano DAB. Poi seguiremo ogni evoluzione sicuri della vigilanza di Agcom.


Sono un sostenitore del DAB da alcuni decenni, ben prima di chi oggi propone lo switch off

(NL) – Se poi è vero che nel 2025 il DAB avrà superato la FM, forse del Piano FM non vi sarebbe nemmeno più bisogno?

(Eduardo Montefusco) – Voglio essere diretto e chiaro. Sono un sostenitore del DAB da alcuni decenni, ben prima di chi oggi propone lo switch off. Il DAB si sta sviluppando con grande successo. E’ una tecnologia meravigliosa che poteva trovare ancora più spazio se fosse stata pianificata secondo le disposizioni della lontana legge del 2001. Si ho detto bene del 2001. Oggi l’estensione dei servizi è inarrestabile anche se legato al mercato dell’auto. Tutti noi sappiano della sua fase critica.



Parlare di date e di superamenti è un gioco di simulazione poco reale, direi fuorviante

Per rispondere alla domanda, vedremo quando sarà quel giorno, lavoriamo intensamente. Intanto siamo soddisfatti dei risultati raggiunti sia per la copertura sia per la diffusione dei ricevitori che hanno superato i dieci milioni di esemplari.
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Fonte: https://www.aeranticorallo.it/ormai-imm ... itali-dab/

Ormai imminente l’approvazione del nuovo piano di assegnazione delle frequenze radiofoniche digitali dab+

Il nuovo Piano nazionale di assegnazione delle frequenze per il servizio di radiodiffusione sonora in tecnica digitale dab+ dovrebbe essere approvato dal Consiglio dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni nella prossima riunione, prevista entro fine mese.

Nel corso del relativo procedimento, Aeranti-Corallo ha espresso l’insoddisfazione del comparto radiofonico locale sulla situazione generale della radiofonia digitale. Infatti, mentre gli operatori nazionali operano da anni sulla base di autorizzazioni sperimentali, l’emittenza locale ad oggi non può operare in svariate regioni italiane.

In merito allo schema di nuovo Piano proposto dall’Autorità, Aeranti-Corallo ha evidenziato, nel corso del procedimento, che il numero delle reti previste per le radio locali non è sufficiente a garantire il trasporto delle imprese radiofoniche locali analogiche attualmente operanti, creando una inaccettabile carenza di capacità trasmissiva.

L’Agcom dovrebbe ora avere individuato delle risorse aggiuntive rispetto a quelle originariamente previste dal documento di consultazione.
Occorrerà, comunque, verificare che tali risorse siano effettivamente in grado di garantire l’avvio del digitale in ogni regione italiana per tutte le imprese radiofoniche locali attualmente operanti.
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Fonte: https://www.newslinet.com/agcom-approva ... -lancette/

Agcom approva Piano DAB. Ora che succederà? Il rischio delle lancette

Agcom ha rispettato gli impegni e, come avevamo anticipato, ha approvato il 27/07/2022 il Piano per l’assegnazione delle frequenze per la radiodiffusione sonora in tecnica digitale (cd. Piano DAB). Il risultato, poste le premesse (mancata definizione del coordinamento internazionale delle frequenze sull’area adriatica), grazie ad un attento lavoro dell’Autorità, per fortuna, supera le cupe previsioni iniziali. Così, pur permanendo una scarsità di risorse per le radio locali, con alcuni accorgimenti, l’elaborato pianificatorio dovrebbe consentire di traghettare l’esistente e integrare l’offerta in vaste aree del territorio italiano. Ora che l’Ente di garanzia nelle tlc ha compiuto la sua parte, si profila però un’altra imminente (ed essenziale) necessità. Per non vanificare il lavoro fin qui svolto.



Piano DAB

Come noto, al Piano di assegnazione delle frequenze segue… l’assegnazione. Ferma restando la necessità di adeguare la superata delibera 664/09/CONS da parte dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, il Ministero dello sviluppo economico dovrà redigere e pubblicare i testi dei bandi che consentiranno ai consorzi di partecipare alle procedure di assegnazione dei diritti d’uso.


Consultazioni pubbliche

Presumibile che prima saranno pubblicate delle consultazioni pubbliche, come accaduto con l’attribuzione delle frequenze del digitale televisivo terrestre, a cui quelle per l’esecuzione del Piano DAB si uniformeranno.


Beauty contest

Il modello sarà quello del beauty contest, tenuto conto che in tante aree tecniche i consorzi saranno più delle frequenze disponibili e quindi non tutte le richieste riceveranno soddisfazione. La competizione verterà in gran parte sul rispetto dei vincoli di servizio (pdv), dove in molti operatori (anche nazionali) sono caduti in occasione dell’attribuzione dei diritti d’uso tv.


Occhio al condominio

Ma anche sui requisiti dei soci dei consorzi, che determineranno il punteggio dell’ente aggregativo e che in molti sono convinti creeranno non pochi problemi.


Il problema

E’ chiaro che una complessa procedura di questo tipo non si esaurirà in pochi mesi. Assumendo a riferimento la fase specifica del refarming tv (cioè quella di attribuzione dei diritti d’uso), difficilmente si concluderà prima di un anno.


Offerta digitale integrata

Tuttavia, dopo lustri di incertezza, le emittenti locali nell’ultimo anno hanno finalmente avuto uno sbocco consistente sul DAB, anche se non in maniera uniforme sul territorio nazionale. Ciò ha condotto ad una forte integrazione dell’offerta (precedentemente relegata a fornitori di contenuti nazionali), risultata gradita all’utenza e che ha favorito l’affermazione del modello digitale via etere.


Radio locali in sicurezza (sul DAB)

E’ quindi assolutamente necessario evitare che le autorizzazioni sperimentali concesse ai consorzi locali perdano d’efficacia nelle more delle procedure di attribuzione dei diritti d’uso definitivi, con la conseguente vanificazione dei progressi fin qui maturati.


Provvedimento di estensione della validità dei titoli sperimentali

Occorre quindi intervenire senza alcun indugio – e con determinazione – affinché un deleterio scenario di questo tipo non si verifichi. Le emittenti locali devono, da subito, adoperarsi affinché la decorrenza dei termini della sperimentazione non porti le lancette dell’evoluzione digitale radiofonica indietro di due anni. E sia loro ben chiaro che saranno sole in questa nuova battaglia, perché gli interessi delle nazionali (già stabilizzate sul DAB) sul punto non sono convergenti.
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Fonte: https://www.newslinet.com/radio-pubblic ... -digitale/

Radio. Pubblicato il PNAF DAB (provvisorio). Online la Delibera n. 286/22/CONS recante il piano delle frequenze VHF per la radio digitale

Delibera n. 286/22/cons

Finalmente pubblicata dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni l’attesissima Delibera n. 286/22/CONS recante il Piano nazionale provvisorio di assegnazione delle frequenze in banda VHF-III per il servizio di radiodiffusione sonora in tecnica digitale DAB+ (PNAF DAB).


La Delibera n. 286/22/CONS

Qui la delibera che disciplina la pianificazione della radio digitale


Gli allegati alla Delibera n. 286/22/CONS

Allegato 1: Blocchi DAB pianificati per le reti nazionali e locali
Allegato 2: Documento di pianificazione
Annesso 1 dell’All. 2: PDV nazionali ed esteri
Annesso 2 dell’All. 2: Elenco siti candidati


Approfondimenti

Seguiranno a breve approfondimenti sull’importante tema che impegnerà tutti gli editori radiofonici nei prossimi mesi.
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Fonte: https://www.newslinet.com/radio-cosa-as ... ratori-tv/

Radio. Cosa aspetta gli editori al termine delle vacanze? L’avvio di un processo simile a quello del refarming della banda 700 MHz per gli operatori tv

A memoria di un operatore radiotelevisivo italiano, dalla prima metà degli anni ’90 non c’è stato ritorno dalle vacanze che non sia stato accompagnato da qualche aggiornamento normativo o regolamentare. Non farà eccezione il 2022, che riguarderà principalmente la radiofonia. Ecco cosa aspetta gli editori.
Due le questioni (principali) sul tavolo: la stabilizzazione della radio digitale via etere e il refarming della banda FM. Procedimenti inevitabilmente collegati e dallo sviluppo particolarmente incerto
, vista, nelle more, la presenza di un altro refarming: quello politico. Che si attuerà con le elezioni del 25/09/2022.


Prima delle vacanze

Partiamo dalla radio digitale via etere (DAB).
A riguardo, ricordiamo che Agcom, poco prima delle ferie di agosto, il 27/07/2022, ha pubblicato il Piano per l’assegnazione delle frequenze per la radiodiffusione sonora in tecnica digitale (cd. Piano DAB).



Il Piano DAB

Il risultato, poste le premesse (mancata definizione del coordinamento internazionale delle frequenze sull’area adriatica), grazie ad un attento lavoro dell’Autorità, per fortuna, ha superato le cupe previsioni iniziali. Così, pur permanendo una scarsità di risorse per le radio locali, con alcuni accorgimenti, l’elaborato pianificatorio dovrebbe consentire di traghettare l’esistente e integrare l’offerta in vaste aree del territorio italiano.


Dopo le vacanze (1)

Ora, ferma restando la necessità di adeguare la superata delibera 664/09/CONS da parte dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, il Ministero dello sviluppo economico (coi tempi che i prossimi avvicendamenti dei relativi organi di indirizzo politico comporteranno) dovrà redigere e pubblicare i testi dei bandi che consentiranno ai consorzi di partecipare alle procedure di assegnazione dei diritti d’uso.


Consultazioni pubbliche

Presumibile che prima saranno pubblicate delle consultazioni pubbliche, come accaduto con l’attribuzione delle frequenze del digitale televisivo terrestre, a cui quelle per l’esecuzione del Piano DAB si uniformeranno.


Beauty contest

Il modello sarà quello del beauty contest, tenuto conto che in tante aree tecniche i consorzi saranno più delle frequenze disponibili e quindi non tutte le richieste riceveranno soddisfazione. La competizione verterà in gran parte sul rispetto dei vincoli di servizio (pdv), dove in molti operatori (anche nazionali) sono caduti in occasione dell’attribuzione dei diritti d’uso tv.


Occhio al condominio

Ma anche sui requisiti dei soci dei consorzi, che determineranno il punteggio dell’ente aggregativo. Requisiti che creeranno non pochi problemi agli enti in concorso.


Il problema

E’ chiaro che una complessa procedura di questo tipo non si esaurirà in pochi mesi. Assumendo a riferimento la fase specifica del refarming tv (cioè quella di attribuzione dei diritti d’uso), difficilmente si concluderà prima di un anno. Soprattutto in conseguenza dell’avvicendamento del nuovo governo.


Dopo le vacanze (2)

E dopo vacanze e (soprattutto) elezioni, sul tavolo del nuovo ministro allo Sviluppo economico, verso fine anno, finirà l’incandescente dossier FM. Che prevederà inevitabilmente un refarming della banda FM. Se di tipo radicale (Piano FM) o chirurgico (eliminazione degli impianti interferenti con le emissioni internezionali principalmente sulla costa adriatica) sarà da decidere. Noi riteniamo più probabile il primo, per le seguenti ragioni.


Refarming FM

Premettiamo: non si tratta tanto e solo di un ipotetico switch-off FM/DAB+, che, oggettivamente, al momento appare improbabile e soprattutto immotivato (non è previsto un utilizzo alternativo della FM, per ora).


Coordinamento

La vexata quaestio è, semmai, il coordinamento internazionale delle frequenze FM. Che condurrà ad uno scenario forse ancora più critico di uno switch-off, quantomeno per le locali. Parliamo, naturalmente, del Piano FM. Modellato su quello DTT.


Vincoli

Come ben sanno i lettori di NL, il nostro Paese si è vincolato sui tavoli di pianificazione internazionale ad attuare il coordinamento FM eliminando le situazioni di incompatibilità radioelettrica, a fronte della definizione delle frequenze per lo sviluppo della radiofonia digitale (ma non solo).


Le due opzioni

Per raggiungere tale scopo (tentato innumerevoli volte in 30 anni) ci sono solo due strade:

Ricognizione delle situazioni interferenziali specifiche ed eliminazione chirurgica delle stesse;

Piano FM con espunzione (o meglio: mancato inserimento) delle attuali frequenze non compatibili (tra il 25 ed il 40% di quelle esistenti, applicando il modello DTT).



Fallimento assicurato col successo dei ricorsi

La prima ha margini di efficacia bassissimi, in quanto le misure restrittive individuali sarebbero censurabili avanti al giudice amministrativo, atteso che andrebbero a compromettere la sfera giuridica solo di alcuni soggetti che pagherebbero per tutti il peccato originario ministeriale: la mancata attuazione del Piano FM previsto dalla L. 223/1990.


Successo garantito col fallimento del 20% delle emittenti locali

La seconda, viceversa, ha il successo garantito al 100% (anche se per strada si perderà tra il 15 ed il 30% delle emittenti locali), considerato che il problema dei ricorsi ai giudici amministrativi, per esclusione dalle graduatorie degli assegnatari, sarà neutralizzato dallo sfruttamento del proficuamente testato modello di cui all’art. 1 c. 1037 della L. 205/2017, che conduce solo a risarcimenti per equivalente e non in forma specifica, cioè con reinserimento in elenco.


L’art. 50 c. 10 D. Lgs. 208/2021 che impone il Piano FM

Ricordiamo, infatti, che l’art. 50 c. 10 del D. Lgs. 208/2021 dispone che Agcom “adotta il piano nazionale di assegnazione delle frequenze radiofoniche in tecnica analogica, tenendo conto del grado di sviluppo della radiodiffusione sonora in tecnica digitale”.


A pensar male

E non pare certamente un caso che il Mise in questo ultimo mese abbia intensificato il rilascio di quelle autorizzazioni sperimentali per impianti DAB concesse col contagocce fino ad ora. Insomma, sembra che si voglia correre per aumentare il “grado di sviluppo della radiodiffusione in tecnica digitale” così da giustificare l’adozione del PNAF FM.


Gli interventi di rimozione delle interferenze FM agli stati esteri

D’altro canto, la stessa norma che reca il Piano FM stabilisce che: “Nelle more di una effettiva diffusione della radiodiffusione sonora in tecnica digitale e dello sviluppo del relativo mercato, il Ministero, in coordinamento con l’Autorità, può procedere ad attività di ricognizione e progressiva razionalizzazione dell’uso delle risorse frequenziali in tecnica analogica in particolare al fine di eliminare o minimizzare situazioni interferenziali con i paesi radio-elettricamente confinanti, ed incoraggiare l’efficiente uso e gestione delle radiofrequenze, tutelando gli investimenti e promuovendo l’innovazione”.


Chi va col Piano FM non va lontano

In due parole: Piano FM subito dopo quello DAB+. E quindi, anche in questo caso, come per il DTT, pianificazione delle frequenze, bandi, graduatorie e quindi ammessi ed esclusi.


Fastidi

Senza quei “fastidiosi” provvedimenti di TAR e Consiglio di Stato che in trent’anni hanno spesso impedito di disattivare gli impianti interferenti con i paesi esteri. Magari introducendo uno scudo ad hoc come quello dell’art. 1 comma 1037 della L. 205/2017. Buon rientro dalle vacanze.
sc96
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Fonte: https://www.newslinet.com/radio-digital ... nazionali/

Radio digitale. Mise avvia procedimenti assegnazione diritti d’uso DAB a consorzi nazionali

Il Ministero dello sviluppo economico ha avviato le procedure per il rilascio dei diritti d’uso delle reti nazionali secondo i criteri e nel rispetto di quanto disposto dagli articoli 1 e seguenti della delibera Agcom n. 286/22/CONS (cd. PNAF-DAB “provvisorio”, in quanto rivedibile alla luce di eventuali modifiche del quadro internazionale circa la disponibilità delle risorse utilizzabili dall’Italia).


Diritti d’uso DAB (nazionali) senza beauty contest

Essendo il comparto radiofonico digitale nazionale costituito da un numero definito di soggetti, limitato pari al numero delle reti previste dalla Delibera 286/22/CONS per i servizi in ambito nazionale, non sarà necessario avviare dei bandi, con conseguenti procedure competitive.


Consorzi locali in competizione

Beauty contest che, invece, sarà inevitabile per i consorzi locali, che, in molte aree, allo stato, sono in numero superiore alle frequenze previste dal PNAF-DAB provvisorio.



Road-map

Poiché le determine di attribuzione dei diritti d’uso rimandano necessariamente al calendario nazionale di attuazione del PNAF-DAB provvisorio definito dal Ministero dello sviluppo economico, è attesa la relativa pubblicazione. Ricordiamo che ogni consorzio dovrà assicurare la copertura dei bacini d’utenza assegnati e garantire l’integrità e l’efficienza della propria rete ex art. 50 c. 1 del D. Lgs. 208/2021.


Coordinamento

Va da sé che l’attribuzione di diritti d’uso ventennali ai consorzi nazionali (che hanno l’obbligo di garantire ai fornitori autorizzati che non partecipano al capitale l’accesso alla capacità trasmissiva con parità di trattamento rispetto ai soci) imporrà il coordinamento con le autorizzazioni sperimentali rilasciate agli enti consortili locali.
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Fonte: https://www.newslinet.com/radio-dab-ban ... screzioni/

Radio. DAB, bandi per i consorzi locali già a dicembre? Ecco lo stato dell’arte del digitale, tra (poche) certezze e (tante) indiscrezioni
by Redazione

Poche le certezze: un diritto d’uso nazionale dei tre già assegnato e due in corso di assegnazione (ma pare si discuta ancora su cosa vada a chi) ed un piano nazionale di assegnazione delle frequenze (provvisorio) pronto da questa estate. Tantissime le incertezze, a partire dal numero di soggetti consortili che concorreranno ai bandi per le frequenze areali, al contenuto degli stessi, passando per la ridotta dotazione frequenziale sull’area adriatica che potrebbe lasciare a piedi tante emittenti (salvo diminuire la capacità trasmissiva pro capite e sacrificare i nativi digitali). Sempre che, in soccorso del DAB, non arrivi il relitto della rete 12 televisiva.



Reliquie

I tempi per una (quanto mai opportuna) revisione dell’antica delibera 664/09/CONS non ci sarebbero e quindi l’adeguamento all’intervenuta evoluzione tecnologica e di mercato potrebbe essere esclusivamente demandato al Mise (chiamiamolo ancora per un po’ così, visto che Mini, acronimo di Ministero delle imprese e del made in Italy, non sembra un buon auspicio per la crescita del settore).


Bandi per i consorzi locali

Dicastero che, magari previa concertazione con Agcom, potrebbe prevedere per i bandi per i consorzi locali criteri selettivi innovativi (rispetto a quelli della delibera 664/09/CONS), soprattutto per compensare la penalizzazione che aggregazioni prevalenti di emittenti comunitarie subirebbero verso quelli formati massimamente da stazioni commerciali.


Censura

Beninteso, con tutti i rischi di censura avanti ai giudici amministrativi che, inevitabilmente, accompagnano le procedure competitive. E che, in questo caso, sono piuttosto elevati, posta la distanza che separa il quadro regolamentare da quello di mercato.


Bandi sotto l’albero

Fatto sta che, dando ascolto a rumors qualificati, gli editori potrebbero trovare già sotto l’albero i bandi per i consorzi locali. Magari accompagnati da una indispensabile proroga dell’esercizio delle autorizzazioni sperimentali rilasciate nell’ultimo anno e mezzo, nonostante l’avversione di alcuni player nazionali che mal digeriscono l’euforia frequenziale areale registratasi in particolare nella prima metà del 2022.


Stallo

Avversione che, se non essa stessa causa del sopravvenuto stallo, ne trae soddisfazione. Il Mise da quest’estate, infatti, ha sospeso il rilascio di nuove autorizzazioni. “Stiamo solo attivando gli impianti autorizzati oltre 180 giorni fa”, ci fanno sapere i consorzi Mediadab e Space Dab.


Sgoccioli

“In questi giorni attiveremo i mux residui assentiti, tra cui quelli su Monte Meto (Lucca), per completare la copertura della Toscana, e nel Lazio, a Latina. Poi, però, stop a nuovi impianti”.


Due conti

Insomma, chi c’è c’è e chi non c’è non ci sarà fino alle assegnazione dei diritti d’uso definitivi (si fa per dire, visto che il PNAF è provvisorio). Che, calcoli spannometrici alla mano, in caso di pubblicazione dei bandi per i consorzi locali a dicembre, difficilmente porterebbero a concrete attivazioni prima dell’estate 2023.


La spada di RAI

Ammesso che il ricorso al TAR di RAI contro il must carry non blocchi tutto, beninteso.
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Fonte: https://www.newslinet.com/dab-linee-gui ... in-arrivo/

DAB: linee guida per i bandi per consorzi in arrivo

Potrebbero essere pubblicate a breve dal Ministero delle imprese e del made in Italy le Linee guida relative ai prossimi bandi per l’attribuzione dei diritti d’uso DAB+ sulla base del Piano nazionale di assegnazione delle frequenze (provvisorio) di Agcom ai consorzi locali per la radio digitale.

Con ogni probabilità, si tratterà di Linee guida sottoposte a consultazione pubblica, come accaduto per i bandi FSMA (fornitori di servizi di media audiovisivi) per il DTT in occasione del processo di refarming della banda 700 MHz.



Bandi ad inizio 2023?

Circostanza che potrebbe far presagire la pubblicazione dei bandi DAB+ per l’inizio del 2023, piuttosto che per il ventilato dicembre 2022 (che a noi era parso improbabile in quanto troppo ravvicinato).


Accasamento digitale

Quel che è certo è che ciò determinerà, più di quanto stia già succedendo da diverse settimane, un’intensificazione dei processi di assestamento delle partecipazioni delle emittenti nei vari consorzi locali.


Presidio plurimo

Si registra, in particolare, una suddivisione, da parte dei soggetti pluriconcessionari, dei titoli (concessori) su più consorzi concorrenti per diritti d’uso nella medesima area tecnica, secondo una strategia volta a raddoppiare le chance di ottenere capacità trasmissiva. Un soggetto titolare di più concessioni insistenti sullo stesso territorio, può infatti partecipare a più consorzi nella medesima area tecnica.


Scommesse

Certo è che, nelle aree dove i diritti d’uso sono inferiori al numero di consorzi che parteciparanno ai bandi, in condizione di competitività, si tratta, per molte emittenti, di una vera e propria scommessa.
sc96
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Fonte: https://www.newslinet.com/dab-assegnato ... residuale/

DAB. Assegnato il diritto d’uso nazionale n. 3 ad Eurodab. A RAI quello residuale

Alla fine il diritto d’uso nazionale n. 3 è andato al consorzio Eurodab, terminando l‘impasse che ne aveva bloccato l’attribuzione. La frequenza era infatti contesa con RAI, a cui ora dovrebbe andare per logica il diritto d’uso residuale.



Questione procedurale

A quanto risulta a NL, a sbloccare la situazione, tra l’altro, il fatto che Eurodab avrebbe avanzato richiesta formale per quello specifico diritto d’uso.


Verso la stabilizzazione della radio digitale

Certamente l’avvenuta attuazione delle previsioni del Piano Nazionale di Assegnazione delle Frequenze (pur dichiaratemente provvisorio), per il comparto nazionale, costituisce un importante passo avanti verso la stabilizzazione della radio digitale, dopo oltre venti anni di operatività in regime di incertezza.


Non finisce qui. Forse

Anche se è possibile che RAI impugni il provvedimento di attribuzione del diritto d’uso nazionale n. 3 (ricordiamo che RAI aveva già impugnato la Delibera 455/19/CONS di Agcom in materia di DAB, ottenendone l’annullamento) ad Eurodab, aprendo a tre scenari. Vediamo quali.


Primo scenario

La prima ipotesi è che un eventuale ricorso di RAI venga respinto, sia in primo che in secondo grado e le attribuzioni assumano definitività. Tale scenario è ovviamente il più semplice, visto che cristallizzerebbe la situazione, che così si stabilizzerebbe sul piano tecnico-amministrativo.


Secondo scenario

La seconda prospettiva è che il ricorso (ipotetico), in primo o secondo grado, sia accolto e che il Ministero delle imprese e del made in Italy assegni il diritto d’uso nazionale n. 3 a RAI. Con scontata nuova impugnazione di Eurodab e prolungamento della transitorietà del sistema nazionale.


Terzo scenario

La terza ipotesi è che TAR o Consiglio di Stato accolgano il (possibile) ricorso di RAI ma il Ministero indica una gara (beauty contest) per il diritto d’uso controverso all’esito del quale, con ogni probabilità, il soccombente ricorrerà nuovamente alla giustizia amministrativa.


Probabilità

Scenario, a nostro avviso, più probabile e che, come nel secondo, impedirebbe al sistema il conseguimento di stabilità.


Ora tocca alle locali…

Ad ogni modo, come detto in apertura, l’attribuzione della terza frequenza (e conseguentemente della seconda, dopo che la prima era già stata conclusa a favore del consorzio DAB Italia), costituisce una progressione nel processo di assestamento della radio digitale via etere in Italia che vedrà come passo successivo, nelle prossime settimane, l’avvio delle procedure per le assegnazioni dei diritti d’uso ai consorzi locali.


… e non sarà una passeggiata

Certamente più complesse di quanto non lo siano (state) quelle dei diritti d’uso nazionali. Già, come si è visto, non scevre di controversie nonostante le frequenze fossero tre per tre consorzi.
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